Voci d'impresa

GarivaLab: il giardino resiliente

A Fabbri Vivai, alle porte di Arezzo, il giardino non è più solo “verde”: è un terreno di prova per capire come cambiano le regole del paesaggio quando cambiano clima e risorse. GarivaLab nasce da qui: dall’idea che servano piante e composizioni capaci di reggere caldo estremo, suoli poveri e periodi lunghi senza acqua, mantenendo però qualità estetica e biodiversità. A raccontarlo è Saimo Iebba, titolare (e guida) di Fabbri Vivai, che negli anni ha accompagnato l’evoluzione dell’azienda dalla dimensione vivaistica a una realtà strutturata nella progettazione, realizzazione e cura dei giardini.

Nel progetto sono centrali Stefano Assogna e Stefano Bocci, garden designer e ideatori del concept: la gariga mediterranea, più che un riferimento formale, diventa un modello operativo per un verde più resiliente e meno dipendente da manutenzione e consumi.

Garivalab nasce come una nuova sezione di Fabbri Vivai. Qual è stata l’esigenza concreta — ambientale e progettuale — che vi ha spinto a sviluppare questo progetto?

Il cambiamento climatico a cui assistiamo ormai da qualche anno a questa parte ci ha spinto a pensare a un nuovo modello di progettazione dei nostri giardini. Ci siamo concentrati in modo particolare su risparmio idrico, bassa manutenzione e resilienza alle alte temperature delle varietà vegetali, senza però trascurare il valore estetico.

 

Il cuore di Garivalab sono piante capaci di crescere in condizioni estreme: siccità, salinità, terreni poveri. Quanto oggi queste caratteristiche sono diventate un requisito imprescindibile nella progettazione del verde?

La sfida è quella di riuscire a proporre dei mix di piante in grado di resistere a condizioni climatiche avverse e su suoli ormai poveri di sostanze organiche o comunque non più conformi al corretto sviluppo di un giardino tradizionale. Nel nome della semplicità, l’obiettivo è quello di sperimentare presso la nostra sede quelle che saranno poi delle composizioni da ripetere presso i nostri clienti, in base all’ambiente pedoclimatico e morfologico in cui ci troveremo a operare.

L’ispirazione alla macchia mediterranea non è solo estetica. In che modo questo riferimento diventa un modello di sostenibilità applicata e non un semplice linguaggio formale?

Il nome GarivaLab è ispirato dalla passione per la gariga, un ecosistema complesso tipico del Mediterraneo noto per la sua incredibile biodiversità. Questo ecosistema rappresenta un’importante fonte di ispirazione per noi, poiché ospita alcune delle piante più resilienti, già pronte per affrontare l’enorme sfida legata ai cambiamenti climatici. L’ecosistema mediterraneo diventa così un’alternativa a soluzioni spesso abusate e poco sostenibili, tra cui il tappeto erboso.

Il progetto nasce da un’idea di Stefano Assogna e Stefano Bocci, designer di giardini. Che tipo di dialogo si è creato tra Fabbri Vivai e progettisti e quanto è stato centrale per definire l’identità di GarivaLab?

GarivaLab nasce dall’idea di Stefano Assogna e Stefano Bocci, per avvicinare l’ecologia al mondo dei giardini urbani e delle infrastrutture verdi. Fabbri Vivai ha sposato appieno l’idea investendo importanti risorse per creare, presso la propria sede, un vero e proprio centro sperimentale. Un incontro quasi casuale con i due professionisti, che stavano cercando un luogo dove mettere in pratica quella che considero l’idea del futuro. La strada da percorrere è ancora molto lunga e complessa, ma considero le difficoltà iniziali come un’opportunità per raggiungere obiettivi di lungo termine.

GarivaLab si propone come vetrina di soluzioni paesaggistiche per resort di lusso e strutture turistiche. Come si può coniugare alta qualità estetica, riduzione delle risorse e durabilità nel tempo in contesti così esigenti?

È riduttivo affermare che Garivalab si rivolge solo a resort di lusso o strutture turistiche, ma piuttosto è applicabile su larga scala per opere pubbliche e private. Garivalab ha come obiettivo primario quello di proporre infinita bellezza nel modo più semplice, più sostenibile per l’ambiente e meno dispendioso possibile. Lo fa proponendo al cliente finale un prodotto già finito in grado di sostituire efficacemente gran parte delle soluzioni finora adottate, con una conseguente gestione fallimentare del verde pubblico e privato.

Dal punto di vista della gestione, che impatto hanno queste scelte in termini di consumi idrici, manutenzione e resilienza rispetto a un verde più tradizionale?

L’utilizzo di specie appartenenti alle grandi famiglie delle graminacee e delle erbacee perenni, su cui fa leva il progetto Garivalab assieme ad arbusti più comuni appartenenti alla macchia mediterranea, garantisce una riduzione del fabbisogno idrico, oltre a una maggiore resilienza alle alte temperature, per non parlare della manutenzione, che si riduce a pochi interventi annuali. Una delle nostre prerogative è ridurre ai minimi termini, se non eliminare dal giardino, il manto erboso considerato l’elemento di maggior dispendio in termini di risorse energetiche ed economiche. I giardini di Garivalab avranno un portamento spontaneo, quasi da sembrare casuale, ma in realtà dietro a tutto questo ci sono ricerca e sviluppo condotti da esperti del settore quali gli ideatori stessi, Stefano Assogna e Stefano Bocci.

 

Guardando al futuro, Garivalab è un progetto “chiuso” o un laboratorio in evoluzione? Quali sviluppi immaginate per questa nuova area del vivaio?

Garivalab è un ambizioso progetto che mira a creare un giardino dimostrativo, innovativo e sostenibile. Questo spazio verde è progettato per essere un laboratorio vivente dove professionisti, enti pubblici e privati possono osservare e comprendere le potenzialità delle soluzioni proposte.
L’obiettivo del progetto è dimostrare l’efficacia delle soluzioni in situazioni reali, evidenziando i benefici in termini di riduzione dei costi di gestione, uso efficiente dell’acqua e aumento della biodiversità. GarivaLab è sicuramente un progetto orientato al futuro per la scoperta di nuove combinazioni di piante e materiali, al fine di ampliare l’offerta che sarà sempre più personalizzata e dunque unica per il cliente.
GarivaLab diventerà anche un punto di riferimento per la comunità, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica verso i temi della sostenibilità ambientale. Un punto di riferimento dove fare ricerca e diffondere la cultura del verde orientato alle nuove sfide del futuro.

 

Chiara Poggi

Chiara Poggi

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