Voci d'impresa

Inclusione lavorativa tra legno e taccuino

Il PIL.AR. – Progetto per l’Inclusione Lavorativa Aretina ha rappresentato una delle esperienze più significative del territorio in materia di inserimento socio-lavorativo di persone in condizione di fragilità. Nato con l’obiettivo di costruire un sistema integrato tra servizi sociosanitari pubblici, Centri per l’Impiego, enti del privato sociale e associazioni di categoria, il progetto ha promosso percorsi personalizzati di tirocinio di inclusione sociale, accompagnati da tutoraggio e da una presa in carico multidisciplinare.
All’interno di questo quadro si inseriscono storie diverse, accomunate però da un medesimo filo conduttore: la possibilità concreta di trasformare un’opportunità in un percorso stabile di crescita professionale e personale.

Musa: dall’accoglienza alla falegnameria
Arrivato in Italia dalla Libia nell’ottobre 2023, Musa, giovane originario del Gambia, ha iniziato il proprio percorso di accoglienza a Massa Carrara per poi essere accolto presso la Comunità Educativa Don Bosco di Arezzo. Qui ha ricevuto un supporto umano, formativo e sociale determinante per costruire le basi della propria autonomia.
Ha frequentato la scuola di lingua italiana conseguendo le certificazioni A1 e A2 ed è stato affiancato da un assistente sociale che lo ha accompagnato nell’orientamento e nell’inclusione. Determinato a inserirsi nel tessuto locale, Musa ha colto l’opportunità offerta dal progetto PIL.AR., che lo ha inserito in tirocinio presso la Falegnameria General Wood Costruzioni Materiale Apistico di Foiano della Chiana.
L’esperienza si è rivelata fin da subito significativa. In azienda svolge mansioni prevalentemente manuali – movimentazione dei pezzi, suddivisione nei bancali, preparazione per l’incollaggio e supporto ai macchinari – sempre affiancato da personale esperto, in un percorso graduale di apprendimento.
«Mi piace stare qui. Mi sento molto a mio agio, mi insegnano a lavorare, mi aiutano con la lingua. Non avrei mai immaginato che lavorare il legno potesse piacermi», racconta.
Anche i titolari, Alessio Petrazzi ed Elsa, esprimono soddisfazione per l’inserimento: sottolineano l’educazione, l’impegno e la rapidità di apprendimento dimostrati dal giovane, manifestando l’intenzione di offrirgli un contratto di apprendistato al termine del tirocinio. Un risultato che testimonia come l’inclusione lavorativa possa tradursi in un reale investimento reciproco, in un settore dove la manodopera qualificata è sempre più difficile da reperire.

Rossana: dalla timidezza alla sala
Un altro percorso, altrettanto emblematico, è quello di Rossana. A giugno 2024 ha avviato il proprio tirocinio nell’ambito del PIL.AR., con capofila il Consorzio di cooperative sociali COOB, presso il ristorante Il Tortello Divino di Arezzo.
Per lei, con una formazione come operatore sociale, il lavoro in sala rappresentava un territorio inesplorato. I primi giorni sono stati segnati da agitazione e timidezza, ma l’accoglienza dei titolari, Abelardo Antonio Borjas Cruz e Liana Bennati, ha favorito un inserimento progressivo e strutturato.
«Quando ho indossato la parannanza per la prima volta ero molto agitata. Non sapevo cosa aspettarmi. Loro mi hanno insegnato ciò che mi serviva per stare in sala, anche da sola», racconta.
Nei primi mesi il suo inseparabile taccuino è diventato uno strumento fondamentale: annotava la disposizione dei tavoli, le ordinazioni, le procedure, per sentirsi più sicura. Un simbolo di determinazione e metodo, che le ha consentito di superare le insicurezze iniziali.
Con il tempo, Rossana è passata dal timore di parlare ai tavoli alla gestione autonoma del servizio: risponde al telefono, prepara caffè, serve vino e cura la relazione con i clienti, ricevendo riscontri positivi. I titolari la descrivono come parte integrante del team, apprezzandone la costanza, la volontà di crescere e la capacità di non arrendersi nei momenti più complessi.
Fondamentale è stato anche il lavoro di tutoraggio e di matching svolto dal progetto, che ha permesso un incontro efficace tra le esigenze dell’azienda e le potenzialità della tirocinante. Un percorso che si è concluso con l’assunzione, segnando un traguardo significativo nel suo cammino professionale.

Le storie di Musa e Rossana dimostrano come il PIL.AR. non sia stato soltanto uno strumento tecnico di politica attiva del lavoro, ma un processo che ha messo al centro la persona e valorizzato il ruolo delle imprese come attori sociali. In entrambi i casi, il successo non è stato immediato né automatico: è stato il risultato di un lavoro di rete, di un accompagnamento costante e della disponibilità delle aziende ad assumere un ruolo formativo oltre che produttivo.

Ad oggi sono attivi ulteriori progetti con gli stessi obiettivi: progetti FSE+ finanziati da fondi europei e progetti GOL avviso 10 finanziati dall’Unione Europea – Next Generation EU entrambi rivolti a soggetti disoccupati con bisogni complessi, che richiedono l’attivazione della rete dei servizi territoriali. I progetti sono gestiti da partenariati tra pubblico e privato e interessano tutto il territorio della Regione Toscana.

 

Andrea Repek

Andrea Repek

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Direttore responsabile

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